CategoriaPoesie

nel lungo sonno dell’inverno

nel lungo sonno dell’inverno gli alberi aspettano come morti un ritorno di linfa un fremito una spia di vita silenziosi davanti al dolore della paralisi e dell’insignificanza torneranno nella stagione delle gemme degli abbozzi di fiori dei nuovi tepori è il nuovo tempo della crudeltà dei crolli e i muti suoni della mente con la paura d’ogni giorno con i flagelli della pioggia e con i sospiri dei...

il meteo

il meteo è clemente
i tulipani gialli ondeggino al sole
già profuma il gelsomino dai fiori minuscoli
i dolori lontani bussano alla porta
pena di avere memoria
provvidenza notturna dimenticare
come se Morfeo applicasse alla storia
la sua ricetta palliativa

foglio di diario

un’aria tiepida placa appena
le prime ore del diario
parabola della discontinuità
del graduale deterioramento
o di suprema serenità
conservata in fondo a un invisibile
vaso di Pandora
prime ore fortunate e silenziose
ignorano il difetto a turbarle
lo sbaffo di biro
l’impronta di un dito
e la lunga incognita
delle righe da riempire

uccelli di passo

quanti boschetti quante foreste quanti oliveti e torri dirute quanti intrecci di rami a chiudere il passaggio e permettere il riposo tutti insieme hanno dovuto attraversare questi uccellini del nord ora segnalati dall’Osservatorio indugiano nella parte più aspre e disabitata dell’isola tappa del viaggio uccelli di passo obbedienti a un’utopia di secoli e forse più che li spinge al caldo africano...

rose

perfide le rose
sotto quei lembi di tenerezza
le loro armi di difesa
scattano senza pietà
eppure attratti a mani nude
ci avventuriamo tra i rami
a togliere una foglia bucata
un fiore secco
con l’idea assoluta
di un sogno di perfezione
sconfitta prevedibile
come ogni guerra
ogni attacco di sorpresa
e il ricorso alla medicazione

nella pioggia

nella pioggia il cielo bianco
e alberi curvi e affaticati
nonostante il buio
sto alla finestra in osservazione
E’un lavaggio stagionale
o una graduale sparizione?
il silenzio è quasi totale
automobili e biciclette si muovono
senza rumore
tra il verde ingrigito
le rovine rosseggiano immutate
nuova epoca o nuovo sonno
o antica paura ritornata in vita

la foresta

una foresta di fine estate la rete di luce e d’ombra è bucata e ha liberato tutti i prigionieri oh che aria che luce che libertà si stampa su quel verde vibrante qui invece il freddo ci trattiene tra le case ben chiusi sotto la nostra coperta in sicurezza senza spiragli presto l’aria è soffocante e la lingua muta oh che luce che chiarore che gocce di vita e liuti e arpe udibili appena nel sonno...

una merla

una merla rovista sui vasi come immaginare un nido futuro nell’ora in cui un mattino già scuro è intriso di pioggia come immaginare per un comando interiore la ricerca di materiali da costruzione per piccoli di là da venire predisporre tra questi arbusti smagriti la culla morbida della nascita pensare al futuro come vero il desiderio come completezza come carezza che incoraggia e spinge avanti al...

endecasillabi

nell’inseguire gli endecasillabi trovava i tasti scordati i martelletti avvolti negli stracci le sillabe zoppicanti non arrivavano a undici altre balbettando debordavano la scala cromatica piombava nei bassi nessuna prospettiva di migliorare come quando la pioggia autunnale continua imperterrita per giorni e quasi più non è avvertita tanto è debole e anemica e la vita si protegge sotto l’ombrello...

Autunno

cedendo all’autunno raccogliendo forze per l’inverno sprecando molte ore nel dubbio il cancellino sempre pronto alla lavagna ogni trucco a nascondere il tempo cedendo al mese del raccolto della frutta caduta che annulla la sua fatica offrendosi al prato agli insetti ai piedi di chi la calpesta immersa nella luce ottobrina che addolcisce l’amarezza alla dolcezza della città che respira sole cielo...